Certe volte mi chiedo dov'è che è finita l'ironia che caratterizzava queste pagine anni fa. Di solito non butto niente, nemmanco gli scontrini. Vado a vedere se per sbaglio l'ho lasciata nella scatola chiusa a chiave.

Qui ho ciarlato di Facebook e del perchè e percome non lo approvo. Oggi lo ribadisco a gran voce: MALEDETTO IL GIORNO CHE L'HANNO INVENTATO. Se non ci fosse stato adesso nei miei ricordi tutto sarebbe come prima* e cosi li avrei tenuti intatti e imperturbati chissà ancora per quanti anni...
Per chi non avesse letto il post e non è sfiorato nemmeno lontamente dalla voglia di leggerlo: nel post contro FB non celavo la mia voglia di spulciare i profili di un paio di persone che non sento da molto tempo. Bene, una di queste due è il mio primo amore, la prima colossale cotta, insomma, è il ragazzo a cui ho sbavato dietro tutta l'adolescenza e anche di più. Per privacy lo chiameremo Gianburrasca.
Gianburrasca l'ho conosciuto alla festa di 18 anni di un mio amico. Gianburrasca ed io ai tempi avevamo 15 anni. Gianburrasca è il cugino di questo mio amico e vive a Roma. E' proprio grazie a Gianburrasca mi sono innamorata di Roma e anche dei romani. Io e Gianburrasca siamo diventati subito amici, ma proprio tanto. Banalmente, nel giro di due giorni avevo perso la testa. Ancor più banalmente lui no. Però mi adorava. L'estate del 1999 passò in fretta e Gianburrasca tornò nella sua Roma. La nostra amicizia proseguì nonostante la distanza, nonostante i nostri genitori ci avessero tagliato le linee telefoniche per le mazzate sulle bollette, ai tempi internet non era ancora cosi diffuso e cosi ci scrivevamo continuamente lettere e cartoline per comunicare. Ci vedevamo appena potevamo. Però a livello fisico mai niente, insomma, non me lo dava.
Il giorno del mio compleanno di venti anni arrivò finalmente anche l'approccio fisico. Per me fu una sorta di conquista, quasi una rivincita. Pensai - ma allora il proverbio temp ci vo ma ti sbush diss lu verm a la noc' **- è troppo vero!
Poi è arrivata l'università, la frequenza con cui ci si vedeva e sentiva è diminuita, ma il bello tra me e Gianburrasca è che potevano passare anche mesi senza sentirci ma quando riaccadeva era come se non fosse mai passato tutto quel tempo, non c'era bisogno di rompere il ghiaccio, non c'era imbarazzo. Il tempo e la distanza non cambiavano la percezione del nostro rapporto. E' una cosa che non mi è mai accaduta con nessun'altro.
Studiavo a l'Aquila e appena potevo andavo a trovarlo, questo per i miei primi tre anni di università. Nel frattempo lui ha iniziato a vivere in un modo che a me non piace, ma per me era uguale, perchè ogni volta che ci vedevamo tornavamo ad avere 15 anni e gli volevo bene lo stesso. Poi si è allontanato. Lo chiamavo a casa ma non lo trovavo mai e spesso nemmeno i genitori sapevano dove si fosse cacciato. Finchè non ho smesso di chiamare. Lui non mi ha mai più cercata.
L'ultima volta che ho visto Gianburrasca è stato all'angolo della stazione Tiburtina, nell'ottobre del 2006.
E adesso mi riallaccio a Facebook. Visto che Gianburrasca era presente su Facebook ho ben pensato di fargli chiedere l'amicizia da una mia amica, nonchè ex ragazza del fratello di Giaburrasca, in modo tale da poter dare una sbirciata e vedere come se la passa adesso.
Bene, per mesi Gianburrasca non ha usato FB. Da un paio di settimane però ha iniziato una intensa attività, con caricamento di foto e tutte le cazzate di contorno. Sicchè ogni tanto vado a casa della mia amica e faccio monitoraggio. Fino ad oggi eravamo lievemente "preoccupate" da alcuni commenti che ci avevano fatto sospettare che fosse bisessuale e dal fatto che fosse spuntato nel suo stato sentimentale fidanzato con - segue nome di uomo.
Ieri, delle foto quasi inequivocabili. Però c'ha gusto eh, 'sto qui è un bel ragazzo.
Regà, credetemi, scoprire che il primo amore è diventato gay non ha prezzo.
*chiaramente questa scoperta nulla toglie allo splendido ricordo che ho di quegli anni e dei giorni passati insieme, però echeccazz.
**ci vorrà del tempo ma ti bucherò, disse il verme alla noce.
Due settimane fa un caldo africano, un caldo da boccheggiare, e io sabato in ufficio e la domenica mi sarebbe piaciuto andare al mare, ma c'avevo i peli alle gambe lunghi come il pene di Rocco Siffredi e non avevo la ceretta e se li faccio con la lametta rischio che mi spuntano dai jeans per quanto sono irti. Allora va bene, rinuncio, mi rifarò la prossima settimana, che c'è pure martedi libero (niente ponte per me). Ma giovedi arriva il freddo stronzo e la pioggia, che proseguono fino a mercoledi.
Giovedi rispunta il sole e l'aria torna a farsi calda, ollè! Questo fine settimana mare! gelati!bagni! omaccioni svestiti! sabbia fin dentro le orecchie! Ma ecco che in giornata mi prende una strana sensazione alla gola. In serata arriva la febbre. Ma vaffanculo vah.
Domenica sera. Decidere di prendere l'automobile e vagare vagare vagare. Vagare fino ad una pizzera. Fermarsi e prendere una pizza d'asporto. Aspettare il proprio turno in fila alla cassa. Rendersi conto che ci sono altri due individui che ordinano una sola pizza, presumibilmente anche loro soli e senza voglia di cucinare. Abbiamo una triste pizza che ci accomuna. Che effetto farebbe se chiedessi loro di andare a mangiarla tutti insieme a casa di uno di noi, oppure se ci fermassimo qui in pizzeria? Ma no, qui in pizzeria no, sarebbe troppo poco intimo. Li scruto questi due uomini, immagino le loro vite. Forse uno scruta me e immagina la mia vita. L'altro no, si vede lontano un miglio che è perso nei suoi pensieri. Venti minuti. Le pizze arrivano tutte insieme. Ognuno prende la sua. Ognuno verso la propria macchina. Non ci siamo scambiati nemmeno una parola.
(Ragguagli mensili: qui tutto bene, si lavora, si scrive la tesi anche se gli esami mancanti sono sempre quelli ma capirai non si sa nemmeno dove farli gli esami, si indossano le magliette scollate con il primo caldo, si accettano le battute dei colleghi sulle suddette scollature, basta poco quasi un niente e ci si disinnamora, si diventa cinici, si fanno le diete, musica maestro sempre la stessa patazum patazum patazum.)
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Penso all'unica casa in cui ho vissuto per due anni consecutivi, in via Sturzo. In quella casa abitavamo in cinque, e quando eravamo tutte mangiavamo nel corridoio chè la cucina era troppo piccola e non ci si stava. Nel corso dei due anni avevo spostato più e più volte i mobili. Avevo la bandiera della pace attaccata al muro, un manifesto di un concerto della bandabardò e foto e foto: la classica camera adolescenziale, eppure avevo già 21 anni. Penso alla casa del quarto anno, quella che ho vissuto di più. Penso al grande specchio all'ingresso. Penso che chissà se è venuto giù con la furia del terremoto. Penso a quante volte mi ci sono guardata dentro. Penso alla libreria che avevo riempito di libri e cazzate. Penso a chi dopo di me l'ha riempita di libri e cazzate. Eravamo al terzo piano. Nella migliore delle ipotesi solo i libri sono venuti giù, nella peggiore anche i muri, ma di quella casa non so niente e non lo saprò finchè non andrò a guardare con i miei occhi. Penso a questa stanza, e a questa foto, una delle poche che mi rimane perchè l'avevo postata su flickr, mentre le altre le ho perse perdendo il pc. Penso a questo panorama che non mi è mai andato giù perchè odiavo vedere le montagne, volevo il mare. Penso a quante volte ho camminato per le strade dell'Aquila. All'ultima volta che ho visto il centro assolato in un giorno di primavera, pochi giorni prima del 6 aprile. Penso al post che avevo scritto a luglio, penso a quel bel pezzetto di cuore lucente che ci avevo lasciato, da quella notte, invece, per sempre bianco di polvere.
Certe sere preferisco il bagno alla doccia. I sensi di colpa per l'acqua sprecata li lavo via con il bagnoschiuma. Aspetto che l'acqua si faccia calda calda calda e riempio la vasca. Poi mi immergo d'un colpo e guardo la mia pelle scura farsi rossa, mi guardo i contorni marcati, la differenza che c'è tra la carne che resta fuori dall'acqua e quella che invece la tocca. Certe volte ci resto dentro anche un'ora. Ogni tanto mi guardo le mani con i polpastrelli tutti raggrinziti come la pelle dei vecchi.
Io comunque mi sa che sono innamorata.
E mi sa pure che visto che qui sopra ci scrivo una volta al mese potrei impegnarmi un po' di più invece che scrivere 'sti post di merda.
Statemi bene.
Un 2009 senza nemmeno un commentino su questo blog a sanremo sarebbe triste come un maritozzo senza la panna, come una chitarra senza il mi cantino, come un portafoto lasciato sul comò con ancora dentro la foto della modella, come un salvadanaio senza gli spicci, come vai a roma e non vedi il papa (io, tra l'altro, e questa cosa qui ora la confesso e me ne vergogno tantissimo, di tutte le volte che sono stata a roma non ho mai visto piazza san pietro.)
Ma torniamo a sanremo, volevo dire che quest'anno non l'ho visto per niente, tranne qualche minuto ieri sera prima di cadere in un sonno profondo alle ore 22:30. Pure mia nonna, dall'altro dei suoi 70 anni, mi ha schifata per essere rimasta a casa perchè sono giovane e mi devo divertire, e se non esco il sabato sera quando esco allora? dice.
Io comunque non posso giudicare Sanremo dal punto di vista musicale, ma mi aspetto che sia basso come tutti gli anni, ma è giusto che sia cosi perchè sennò non sarebbe il festival di sanremo e non ne potremmo parlare tutti male e ci toglierebbero il divertimento di metà febbraio, però a un certo punto, forse richiamata dall'inconscio degli ormoni, mi sono svegliata e ho visto sullo schermo a 42 pollici un uomo come pochi.
Mi chiedo chi sia questo pezzo di manzo, ma ecco che la memoria si riprende dalla veglia e lo ricorda su una barca in mezzo al mare.
E insomma, io quest'anno, chissenefrega, a sanremo do voto 8.
Io spero che stanotte 'sto qui me lo sogno.
Torna solo per mettere un po' nero su bianco quel che è stata la sua vita negli ultimi mesi.
Non ricordo nemmeno come si inizia a scrivere un post.
Ricordate il tirocinio? Beh, si è trasformato in un lavoro a tempo pieno.
Lavoro in un azienda che si occupa di impianti di depurazione e bonifica di siti inquinati. Praticamente, lavoro con la merda e con le puzze in generale. Magari un giorno vi racconto del primo sopralluogo in un impianto di compostaggio e di come sono affondata nella poltiglia fangosa merdosa fino a mezzo polpaccio rischiando di finirci con la faccia.
Dicevo, sono stata colpita da una grandissima botta di culo, nonostante non sia ancora in possesso della laurea in ingegneria collaboro alla progettazione di impianti. Chi l'avrebbe mai pensato che da uno stage sarebbe venuto fuori tanto. M'aspettavo che finite le mie 225 ore mi avrebbero dato un calcio nel culo, arrivederci, grazie per le fotocopie e tante belle cose. E invece.
Proprio ieri ho consegnato il primo progetto completamente redatto da me (chiaramente revisionato da chi di dovere, ma son soddisfazioni lo stesso). Sono orgogliosa. Sono felice perchè quello che faccio mi piace. Non mi pesa alzarmi presto al mattino e restare, nei periodi di consegna, anche 12 ore in ufficio per prendere, a conti fatti, quattro soldi.
Ci sono stati periodi di "bassa". Quando sono entrata i colleghi mi sembravano tutte delle belle persone, con il tempo poi ho imparato a selezionare, a capire chi è che davanti ti fa la bella faccia e dietro ti massacra, chi invece fa di tutto per metterti i bastoni tra le ruote, ma anche chi davvero vuole trasmetterti le proprie conoscenze . Mi stimola molto è l'essermi messa in gioco anche sotto il punto di vista delle relazioni. Quel che mi ha sconvolta è il vedere come nel mondo del lavoro siano tutti pronti a divorarti se ti scopri un minimo e ti fai vedere debole.
Ma ci sono anche colleghi simpatici. Cosi simpatici che hanno appeso al muro di fianco alla mia scrivania due cartelli di pericolo "ATTENZIONE! ALTEZZA RIDOTTA" e "ATTENZIONE! OGGETTI SPORGENTI" ...Lavorare in un ufficio tecnico con soli uomini non è proprio semplice.
Mancano ancora 4 esami alla laurea, ma con questi ritmi non riesco a studiare. La sera quando arrivo a casa l'unico desiderio è quello di dormire profondamente, tanto che, come avrete notato, sono sparita anche da qui. Ma non mi importa granchè (non l'essere sparita, ma il non riuscire a studiare), perchè quel che sto imparando cosi non l'ho appreso in 5 anni di università, quindi, va benone cosi.
E poi non scrivo qui perchè avrei ben poco di cui parlarvi. La mia vita sociale si è ridotta alla pausa pranzo e ai week-end. Purtroppo non riesco ancora a trovare un giusto equilibrio e spesso arrivo a casa che sto ancora pensando alle problematiche da risolvere.
Ma soprattutto nel frattempo sono diventata un membro della famiglia McCartney, o la figlia segreta di Elthon John, a seconda della pettinatura. I miei capelli sono pressapoco cosi:

La donnina che va a far la spesa
Volta la carta si vede Teresa
Teresa prepara la torta
Volta la carta c’è un chilo di scorta
La scorta di cibi e bevande
Volta la carta si resta in mutande
Le mutande dipinte di rosso
Volta la carta c’è il mare mosso
Il mare che grigio spaventa
Volta la carta si vede la menta
Con la menta si fa un buon Mojito
Volta la carta si vede Zopito
Zopito che stappa spumante
Volta la carta siam proprio tante
Tante zitelle che cercano uomo
Volta la carta si sente un tuono
Un tuono di spari e di festa
Volta la carta c’è una maestra
Ti insegna a contar con le dita
Volta la carta c’è Carmelita
Carmelita festeggia e fa danno
Volta la carta c’è un nuovo anno.
Con questa filastrocca (scritta da me, che ricalca "volta la carta" che prima di essere una canzone di Fabrizio De Andrè è una filastrocca di cui si trovano molte versioni) voglio augurare a tutti voi un sereno 2009.

